E' una placconata verdastra che si vede dall'imboccatura della valle, ricorda un po' i settori del Vallone di Sea o della Valle dell' Orco. Per raggiungerla ci mettiamo poco più di due ore su sentiero che parte con una ripida rampa ma poi spiana fino all'inizio di una pietraia che si risale alla meglio. Superato lo zoccolo un po' a piedi e un po' scalando (volendo si possono fare 3 tiri su di esso), arriviamo dunque all'attacco. Siamo qui per salire la "Gaido" 350 m. classificati dal 4° al 6°. La roccia è uno gneiss grigiastro con intrusioni rosse e bellissimi licheni gialli. I primi due tiri vanno via velocemente su roccia liscia e a tratti scivolosa, molto levigata dall'acqua e dalla neve che scivola dall'alto. Di seguito la pietra migliora molto, più ruvida ed aderente. Il quarto tiro, che mi impegna parecchio, è una fessurina per punta delle dita e punta dei piedi, molto tecnica e continua fino in sosta. Si prosegue con roccia molto bella e solida, piccole tacche ed fessure che consentono di piazzare qualche friend medio. L'attrezzatura non è quella che si possa definire "plaisir": qualche fix, vecchi chiodi, placchette artigianali, chiodi artigianali, ferraglia ribattuta nelle fessure, i miei nuts e friends fanno il loro lavoro e mi consentono di salire un po' più tranquillo. Verso l'alto la via diventa più semplice. Trovo un chiodo che si sta sfilando e non avendo non me il martello, cerco di ribatterlo con un pezzetto di roccia ma niente da fare e lascio perdere, scendo due metri e mi metto una protezione. Sono all'ultima sosta, la nona, prepariamo le doppie e filiamo giù veloci; alla base mi congratulo con Gianfranco, è stato un ottimo secondo, attento, veloce, efficace anche se, non appena se ne è presentata l'occasione, mi ha "pestazzato" i piedi alle soste e mi ha dato qualche gomitata, però ha sgasato con signorilità e contenimento (colpa della brioche). Dal basso sale la nebbia e vela il verde di questo bell'angolo della Val Varaita. Incontriamo sul sentiero di ritorno, che ci pare eterno, mucche bianche al pascolo, due pastorelli biondi, una "bergera" doc che ci racconta delle disastrose valanghe dell'inverno passato, tetti scoperchiati dallo spostamento d'aria e baite spazzate via. E' ormai sera, siamo all'auto. Una bella giornata, lunga ma allegra. domenica 12 luglio 2009
Triangolo della P. Caprera - Via A. Gaido
E' una placconata verdastra che si vede dall'imboccatura della valle, ricorda un po' i settori del Vallone di Sea o della Valle dell' Orco. Per raggiungerla ci mettiamo poco più di due ore su sentiero che parte con una ripida rampa ma poi spiana fino all'inizio di una pietraia che si risale alla meglio. Superato lo zoccolo un po' a piedi e un po' scalando (volendo si possono fare 3 tiri su di esso), arriviamo dunque all'attacco. Siamo qui per salire la "Gaido" 350 m. classificati dal 4° al 6°. La roccia è uno gneiss grigiastro con intrusioni rosse e bellissimi licheni gialli. I primi due tiri vanno via velocemente su roccia liscia e a tratti scivolosa, molto levigata dall'acqua e dalla neve che scivola dall'alto. Di seguito la pietra migliora molto, più ruvida ed aderente. Il quarto tiro, che mi impegna parecchio, è una fessurina per punta delle dita e punta dei piedi, molto tecnica e continua fino in sosta. Si prosegue con roccia molto bella e solida, piccole tacche ed fessure che consentono di piazzare qualche friend medio. L'attrezzatura non è quella che si possa definire "plaisir": qualche fix, vecchi chiodi, placchette artigianali, chiodi artigianali, ferraglia ribattuta nelle fessure, i miei nuts e friends fanno il loro lavoro e mi consentono di salire un po' più tranquillo. Verso l'alto la via diventa più semplice. Trovo un chiodo che si sta sfilando e non avendo non me il martello, cerco di ribatterlo con un pezzetto di roccia ma niente da fare e lascio perdere, scendo due metri e mi metto una protezione. Sono all'ultima sosta, la nona, prepariamo le doppie e filiamo giù veloci; alla base mi congratulo con Gianfranco, è stato un ottimo secondo, attento, veloce, efficace anche se, non appena se ne è presentata l'occasione, mi ha "pestazzato" i piedi alle soste e mi ha dato qualche gomitata, però ha sgasato con signorilità e contenimento (colpa della brioche). Dal basso sale la nebbia e vela il verde di questo bell'angolo della Val Varaita. Incontriamo sul sentiero di ritorno, che ci pare eterno, mucche bianche al pascolo, due pastorelli biondi, una "bergera" doc che ci racconta delle disastrose valanghe dell'inverno passato, tetti scoperchiati dallo spostamento d'aria e baite spazzate via. E' ormai sera, siamo all'auto. Una bella giornata, lunga ma allegra.
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2 commenti:
Il triangolo no, non l'avevo considerato!
Seve mat, ma come fate a salire su di lì?
A dire il vero più che di triangolo trattasi di trapezio.
Siamo saliti passin passetto, friendin friendetto, chiodin chiodaccio, ferrin ferraccio, incastrino di piedino e ditino, aderenza di suola e scarpetta et voilà
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